mercoledì 18 giugno 2008

profili, calibrazione, gamut ed altre brutte parole - parte terza

PARTE TERZA - CONVERSIONE TRA GAMUT DIVERSI

gamut
Per dare un'idea di massima dell'ampiezza dei gamut negli spazi colore, in questa immagine vediamo un confronto tra il gamut dello spazio colore sRGB in rosso e quello AdobeRGB in verde. Come si vede, AdobeRGB è più ampio ovunque.


gamut 2
In quest'altra immagine il confronto è tra il gamut di sRGB in rosso con quello di ProPhoto in verde.

Ora facciamo un facile esempio.

paul klee
Sul mio tavolo c'è un quadro di Paul Klee (beh, magari) che devo copiare il più fedelmente possibile. Ho anche un bel foglio bianco e una scatola di pennarelli che però contiene solo 20 colori tra cui alcuni che non sono nemmeno nel quadro, quindi non mi servono. Come faccio a copiare il quadro con così pochi colori (e alcuni diversi)?

Devo necessariamente scendere a compromessi e lo posso fare usando diverse politiche di conversione, come vedremo tra un attimo.

In questo esempio, il quadro rappresenta un'immagine ed i suoi colori rappresentano lo spazio colore incorporato. Il foglio bianco rappresenta la mia Periferica di uscita, mentre la scatola di pennarelli rappresenta il profilo colore della Periferica, cioè tutti e solo i colori che posso rappresentare.

La Periferica di ingresso (quadro) ha uno spazio colore (i colori) con un gamut molto più ampio del gamut dello spazio colore (scatola di pennarelli) della Periferica di uscita. Dobbiamo scegliere come convertire da uno spazio colore all'altro. Questa conversione con compromessi si chiama "rendering intent" o intento di visualizzazione. Abbiamo tre scelte, anzi quattro:

  1. Intento di tipo "Saturazione"
    E' il meno usato, perché ha risultati poco soddisfacenti. Si considera ogni singolo pixel dell'immagine, senza considerare i pixel vicini; se il colore si trova fuori dal gamut, lo si imposta al colore disponibile più vicino. Come dire, visto che non ho il giallo ocra ma ho il giallo limone, userò il giallo limone. Anche i colori che si trovano all'interno del gamut vengono rimappati verso i bordi dello spazio colore, il che aumenta la saturazione globale dell'immagine.

  2. Intento di tipo "Percettivo"
    L'intero gamut di ingresso viene compresso affinché "entri" nel gamut di uscita. Questa compressione implica anche che i pixel che erano in gamut vengano spostati per "far posto" a quelli che erano fuori. Ogni pixel viene rimappato considerando l'immagine globale, perciò si può dire che nessun pixel avrà il colore "giusto", ma che tutti insieme daranno la percezione (da cui il nome) dell'immagine originale.

  3. Intento di tipo "Colorimetrico" (suddiviso in Relativo e Assoluto)
    In questa modalità, solo i colori che si trovano fuori gamut vengono compressi (rimappati), mentre quelli che sono in gamut vengono solo leggermente modificati. Non viene perciò mantenuta la percezione dell'originale, vengono solo cambiati i colori dei pixel che non sono rappresentabili.

    La modalità relativa o assoluta dell'intento Colorimetrico cambia semplicemente il modo di trattare il punto di bianco: nella modalità relativa il punto di bianco del sorgente viene cambiato al "colore carta" della destinazione. In pratica, il bianco della sorgente rimane bianco anche nella destinazione. Nella modalità assoluta, invece, il bianco della destinazione diventa il bianco rappresentato dalla sorgente e quindi non sarà probabilmente bianco puro.

L'argomento è complesso e porta ad una semplice domanda che esigerebbe una altrettanto semplice risposta: sì, quale intento di visualizzazione dovrei usare? La risposta semplice non c'è, se non questa: usate l'intento che produce il miglior risultato per i vostri occhi.

Non vi ho soddisfatti eh? Allora posso anche darvi una regola molto generale: usate l'intento percettivo per le foto digitali ed usate il colorimetrico relativo per immagini vettoriali. Ma prendete questa regola con le dovute cautele!

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